via Marina Cattaneo 2 - Dosson di Casier - TV

Arto Superiore

SPALLA

- PERIARTRITE -

Questo termine è stato coniato da Duplay nel 1890. Viene ancor oggi utilizzato impropriamente per definire disturbi a carico della spalla. Le principali patologie che affliggono quest’ articolazione possono essere suddivise in patologie da instabilità, in patologie dei tendini della cuffia dei rotatori e del capo lungo del bicipite ed in patologie della capsula aricolare, una specie di sacchetto che avvolge l’articolazione.

LE PATOLOGIE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI E DEL CAPO LUNGO DEL BICIPITE

La cuffia dei rotatori è un insieme di 4 tendini (sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare) che aderiscono alla testa dell’omero permettendo il movimento della spalla in maniera corretta ovvero mantenendo la testa omerale centrata nella glena scapolare una cavità di forma ovoidale. Diversi studi hanno messo in evidenza come questi tendini tendano ad indebolirsi dopo i 55 anni di età ed in alcuni casi a rompersi. L’usura può essere favorita da un eccessivo attrito con l’osso sovrastante la cuffia l’acromion.039
Queste lesioni sono spesso causa di dolore e di difficoltà a sollevare il braccio e frequentemente non guariscono da sole e devono essere riparate chirurgicamente per via artroscopica ovvero non praticando un taglio alla spalla ma suturando la lesione attraverso piccoli fori con l’ausilio di una telecamera. Il capo lungo del bicipite, se degenerato, può essere causa di dolore ed in 040alcuni casi si è costretti a reciderlo. Questo tipo di intervento non causa mai un indebolimento del braccio e spesso risolve la sintomatologia dolorosa. In questi tipi di patologia è di fondamentale importanza una stretta collaborazione tra chirurgo e fisioterapista sia nel periodo preoperatorio che successivamente all’intervento. Dal punto di vista riabilitativo va sia prestata molta attenzione a quanto fatto dal chirurgo per non arrecare danni alle strutture suturate durante il lavoro di recupero articolare, sia a ristabilire una corretta postura scapolare. Il recupero di queste lesioni postchirurgia dipende da diverse variabili. Nel caso di un’acromionplastica ovvero di una rettifica del margine antero laterale dell’acromion che viene effettuato con l’utilizzo di una fresa di piccole dimensioni (leggermente più grande di quella utilizzata dai dentisti) il recupero è abbastanza veloce, dopo un breve periodo di circa dieci giorni  di utilizzo di un tutore toraco brachiale si riesce ad acquisire una buona funzionalità del braccio ad un mese ed un completo recupero a sessanta giorni dall’intervento. Nel caso sia leso il motore della spalla, ovvero la cuffia dei rotatori, bisogna andare041 più cauti, valutare bene quanto fatto dal chirurgo, l’entità della lesione, la qualità del tessuto tendineo, le condizioni generali del paziente.  Non tutte le lesioni di cuffia sono uguali ma mediamente possiamo dire che dopo l’utilizzo di un tutore per circa trenta giorni, durante i quali il paziente viene già inquadrato e seguito dal fisioterapista, si riesce a due mesi dall’intervento ad avere una motilità discreta al di sotto dei 90° di elevazione mentre a quattro mesi la motilità e la funzionalità è pressoché completa.
La ripresa dell’attività sportiva è data a sei mesi dall’intervento ben sapendo che il tendine è stato riparato e per  quanto ben suturato ha una resistenza agli stress fisici inferiore ad un tendine sano.

La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano. Questa sua grande possibilità di movimento è determinata da una stabilità articolare inferiore ad altre articolazioni. In determinate situazioni come traumi o movimenti poco controllati la testa omerale può spostarsi dalla sua sede nella glena scapolare fino a fuoriuscirne, in questo caso si parla di lussazione. Il paziente avverte la spalla sfuggire da posto, in particolar modo nello svolgimento di attività con le mani al di sopra della testa. A volte la spalla può lussarsi anche durante comuni attività della vita quotidiana come dormire, lavarsi. Spesso una lussazione è causa di lesioni ai legamenti della spalla. Esistono persone soggette a particolari lassità legamentose e quindi predisposte a lussazioni abituali. Il trattamento di queste lesioni può essere esclusivamente riabilitativo. Dopo un corretto inquadramento medico specialistico, il compito del riabilitatore consiste nel cercare di ristabilire una corretta postura scapolare e nel rinforzo la muscolatura stabilizzante la spalla. In caso di lesioni delle strutture stabilizzanti la spalla solitamente il trattamento è chirurgico per la riparazione delle strutture legamentose lese e successivamente riabilitativo. Queste lesioni solitamente recuperano una buona funzionalità in tempi abbastanza veloci. A due mesi dall’intervento solitamente il paziente riesce già ad avere una motilità dell’arto quasi normale. L’attività sportiva viene concessa a sei mesi circa dalla chirurgia.

Capsulite adesiva, capsulite retrattile, spalla congelata o all’inglese “frozen shoulder” sono la stessa cosa. E’ una patologia di cui non si conosce esattamente la causa. Può essere scatenata da un trauma, è più frequente nelle persone diabetiche. Si è visto che le tendiniti calcifiche della cuffia dei rotatori possono essere causa di fenomeni capsulitici in quanto i sali di calcio sono irritanti la capsula articolare della spalla. Questa patologia è caratterizzata da tre fasi:

La terapia di questa problematica è nel 90% dei casi infiltrativa e riabilitativa. Spesso è necessario parecchio tempo per il completo recupero articolare (6/8 mesi). Sono da sconsigliarsi manovre dolorose e violente alla spalla, la capsulite sembra meglio rispondere ad un lavoro fatto al di sotto della soglia del dolore. Considerata la lunga prognosi di questa patologia la frequenza di trattamento è solitamente settimanale.

I042n alcuni casi molto selezionati, quando l’artrosi ha ormai degenerato in maniera irreparabile l’articolazione della spalla, si è costretti a sostituire l’articolazione stessa con una protesica. Questo intervento è riservato ad un ristretto numero di pazienti. Dopo un periodo riabilitativo di 3-4 mesi solitamente si riesce a recuperare una discreta funzionalità del braccio.

GOMITO

- EPICONDILITE -

Detta volgarmente gomito del tennista

Si tratta di un infiammazione – degenerazione dei tendini estensori del polso che originano dal gomito e più precisamente dall’epicondilo. Non colpisce solo i tennisti ma anche lavoratori manuali che spesso compiono sforzi ripetuti con la mano. Questa patologia è caratterizzata da dolore nella parte laterale del gomito. Il dolore viene spesso risvegliato nei movimenti di estensione del polso e del gomito. Può capitare anche che il paziente lamenti una sensazione di debolezza a livello del braccio, anche sollevando pesi modesti, ad esempio un bicchiere, oppure compiendo semplici movimenti come aprire una serratura o stringere la mano. Il dolore, in genere, tende comunque a diminuire con il riposo notturno. Solitamente la terapia è caratterizzata da fisioterapia con terapia fisica ed esercizi di allungamento dei muscoli epicondiloidei, uso di specifici tutori e a volte in casi di dolore violento è necessario ricorrere alla terapia infiltrativa ed in rari casi selezionati alla soluzione chirurgica.

MANO

- PRINCIPALI LESIONI DELLA MANO -

LESIONI DEI TENDINI TRAUMATICHE

I movimenti della mano sono possibili grazie alla presenza dei tendini: i tendini flessori si trovano nel palmo della mano e del polso e servono a piegare le dita, i tendini estensori si trovano sul dorso della mano045 e del polso e servono a stendere le dita. Questi tendini si continuano nell’avambraccio dove si trovano i relativi muscoli.
046Quando questi tendini vengono lesi i relativi movimenti sono impossibili (a meno che non si tratti di lesioni parziali). La causa più frequente di una lesione tendinea è una ferita da taglio (coltello, vetro, etc..), o una frattura soprattutto se dovuta a traumi da schiacciamento. Più raramente i tendini si possono rompere a causa di un urto o di uno sforzo notevole anche in assenza di una ferita (rottura sottocutanea). Le lesioni tendinee vanno riparate al fine di ripristinare la funzione persa. Nelle lesioni acute è bene suturare il tendine il più presto possibile, meglio se entro i primi 2 o 3 giorni, una sutura diretta del tendine è possibile entro un periodo massimo di 3 o 4 settimane. Oltre questo periodo il tendine ed il relativo muscolo perdono elasticità (accorciamento) e bisogna eseguire interventi più complessi: innesto tendineo, trasposizione tendinea etc.. Una volta eseguita la sutura del tendine si pongono due problemi principali: il tendine deve essere immobilizzato almeno un mese al fine di ottenere una buona cicatrizzazione, ma allo stesso tempo l’immobilizzazione favorisce la formazione di aderenze tra il tendine e le strutture che lo avvolgono. Queste aderenze impediranno il normale scorrimento del tendine una volta guarito e provocheranno una rigidità del dito o della mano. In definitiva nella riparazione di un tendine bisogna adottare un programma riabilitativo molto delicato: un equilibrio tra i tempi d’immobilizzazione e di mobilizzazione per cercare di limitare il più possibile da un lato il rischio di rottura del tendine prima che sia ben cicatrizzato e dall’altra la formazione di aderenze. A questo scopo esistono vari tipi di suture tendinee e vari protocolli riabilitativi che verranno scelti in base al tipo di lesione (netta o da schiacciamento etc…) e al tipo di paziente (adulto o bambino, collaborante o meno etc..). Le lesioni tendinee sono sempre lesioni serie, i tempi di guarigione e di FKT oltrepassano in genere i 45-60 giorni, per questo motivo devono essere eseguite da chirurghi che abbiano una specifica competenza in materia. La ripresa funzionale può richiedere vari mesi e a volte anni e non sempre è possibile ottenere una funzione completa.

Il dito a scatto è causato dall’infiammazione dei tendini che flettono le dita, tendini flessori, (nel polso e nella mano sono presenti solo i tendini mentre la loro parte muscolare si trova nell’avambraccio). Alcune persone hanno una propensione a sviluppare questo tipo di tendinite (il tendine è rigonfio, edematoso, ingrossato, dolente), in altri casi essa è determinata da lavori pesanti e ripetitivi (presa di forza, strizzare lo straccio etc…). I tendini flessori sono ancorati al palmo della mano e alle dita da strutture fibrose anulari che si comportano come pulegge e che si chiamano infatti pulegge. Quando il tendine è infiammato aumenta di volume e non riesce a scorrere più liberamente all’interno delle pulegge. Ciò determina dolore nei movimenti di flessione delle dita fino al blocco completo delle stesse. A volte capita di svegliarsi la mattina con il dito flesso e che sia necessario estenderlo aiutandosi con l’altra mano, facendo ciò si avverte dolore e senso di scatto. La terapia consiste, inizialmente, in: riposo, applicazione di ghiaccio, antinfiammatori, fisioterapia. Se questi presidi non sortiscono un effetto positivo, si può eseguire una infiltrazione locale di cortisone. L’uso del cortisone, però, deve essere molto limitato in quanto può avere un effetto lesivo, e, indebolendo il tendine, ne può provocare la rottura. Nel caso di fallimento della terapia infiltrativa un piccolo intervento di puleggiotomia (si taglia la puleggia entro cui scorre il tendine interessato) risolve quasi sempre il problema.

 MORBO DI DE QUERVAIN
048Il Morbo di De Quervain è una tendinite localizzata a livello del polso, alla base del pollice. Sono interessati i tendini abduttore lungo del pollice (che “divarica” il pollice dal palmo) ed il tendine estensore breve del pollice (che stende la prima parte del pollice). Il sintomo principale è il dolore al margine radiale del polso e lungo il dorso del pollice. La malattia si presenta spesso in persone che eseguono movimenti violenti o molto ripetitivi con il polso. Il Morbo di De Quervain non è infrequente trovarlo associato ad una sindrome del tunnel carpale o al dito a scatto. Lo scopo della terapia in questa patologia è quello di eliminare il dolore, restituire il normale scorrimento dei tendini. Nelle fasi iniziali il trattamento può prevedere l’utilizzo di splint dedicati, farmaci anti-infiammatori, fisiochinesiterapia. Fondamentale in questa fase è la diminuzione dell’attività lavorativa o manuale che può essere coinvolta nell’instaurarsi della patologia. Se questi trattamenti non hanno avuto beneficio, e la sintomatologia dolorosa permane o si aggrava, si passa al trattamento chirurgico.

 


049La rizoartrosi è l’artrosi localizzata in un’articolazione alla base del pollice (rizo dal greco radice), l’articolazione trapezio-metacarpica. Questa articolazione partecipa ai movimenti del pollice e si usura con le normali attività della vita, ma in alcune persone predisposte tale usura è particolarmente precoce o particolarmente grave. Alcune attività possono peggiorarne l’evoluzione ed in particolare i movimenti di presa di piccoli oggetti (ad esempio l’ago nelle sarte). La rizoatrosi provoca dolore nei movimenti del pollice, talvolta il dolore è presente anche a riposo. Col progredire della malattia si può instaurare una deformità dell’articolazione interessata. Colpisce più frequentemente le donne dopo i 40 anni, ma si possono avere sintomi anche più precocemente. In alcuni casi il dolore può scomparire spontaneamente dopo anni con il peggiorare della malattia, ma in tali casi si ha una diminuzione o scomparsa del movimento dell’articolazione trapezio-metacarpica e quindi del pollice. La diagnosi si basa sui sintomi (dolore, limitazione del movimento, deformazione) e sulla presenza di artosi (radiografia). La terapia, nei casi lievi o iniziali, consiste in assunzione di antinfiammatori, tutore di riposo (rizosplint), fisioterapia, applicazione di ghiaccio. In alcuni casi si ha un effetto benefico con un’infiltrazione di cortisone. Se il dolore persiste ed è molto forte, si ricorre alla chirurgia. La ripresa lavorativa dopo l’intervento è di circa 3 mesi: è infatti necessario immobilizzare la parte operata per 4 settimane, seguite da circa un mese di riabilitazione, la ripresa della forza continua a migliorare nelle settimane successive ed i disturbi a diminuire parallelamente.


050La Sindrome del Tunnel Carpale (STC) è una delle patologie più diffuse che  interessano l’arto superiore. Colpisce prevalentemente il sesso femminile in un età compresa tra i 40 ed i 60 anni. Si può occasionalmente presentare anche il pazienti al di sotto dei 20 anni. Le cause di questa malattia sono molteplici; esiste una predisposizione individuale ma molto dipende dall’attività svolta dal soggetto. Infatti le persone che lavorano molto con le mani (sarte, casalinghe, dattilografi, operai ecc.) frequentemente vanno incontro a tale sindrome. La STC si manifesta con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice, indice, medio) della mano. Questi disturbi si presentano prevalentemente durante la notte è sono tali da non051 permettere di dormire chi ne è interessato (il soggetto deve alzarsi scuotere tutto il braccio per risvegliare la mano ed il braccio). L’evoluzione della malattia consiste in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano seguita ipo-atrofia dei muscoli della mano. In questa malattia il nervo mediano, durante il suo passaggio nel canale carpale a livello del polso, viene stretto come in una morsa per un patologico ispessimento del legamento trasverso del carpo che costituisce una delle pareti di detto canale. La diagnosi si effettua sia clinicamente visitando il paziente sia con uno studio elettromiografico della mano. La terapia è conservativa soltanto agli stadi iniziali del problema determinati esercizi di allungamento della muscolatura flessoria dell’avambraccio possono alleviare i sintomi, mentre nelle fasi più avanzate è esclusivamente chirurgica.

- RIABILITAZIONE DELLA MANO -

Spesso dopo un intervento di chirurgia della mano è necessario eseguire una riabilitazione. La Chirurgia della Mano prevede la minima immobilizzazione possibile allo scopo di prevenire la formazione di aderenze che limitino in seguito il movimento. Spesso succede che per la presenza di dolore o per paura di eseguire movimenti sbagliati i pazienti tendano a muovere poco la mano, in questi casi la presenza di un fisioterapista può essere necessaria. E’ bene rivolgersi a terapisti che si occupino delle patologie legate alla Chirurgia della Mano.